Nel corso dell’ultimo semestre del 2014, numerose stazioni appaltanti ed “illuminati” operatori economici operanti nella filiera dei contratti pubblici, seppur impegnati a (tentare di) dare immediata applicazione alle importanti novità normative originate dalla recente plurima decretazione d’urgenza in materia (D.L. n. 133/2014 convertito con modificazioni dalla L. n. 164/2014; D.L. n. 90/2014 convertito con modificazioni dalla L. n. 114/2014; D.L. n. 66/2014 convertito con modificazioni dalla L. n. 89/2014), hanno comunque percepito, con sempre maggiore consapevolezza, la necessità di iniziare a confrontarsi anche con il disposto normativo delle nuove direttive europee chiamate a riformare il settore degli appalti e delle concessioni pubbliche (direttiva 2014/25/UE sugli appalti nei cosiddetti “settori speciali”; direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici nei settori ordinari; direttiva 2014/23/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione) e che gli Stati membri dell’Unione dovranno recepire entro il 18 aprile 2016.

Relativamente agli appalti pubblici nei settori ordinari (direttiva 2014/24/UE), tra le principali novità introdotte si segnalano:

  1. il crescente ricorso all’autocertificazione, con l’introduzione del documento di gara unico europeo (DGUE);
  2. l’introduzione di misure incentivanti l’accesso al mercato da parte delle piccole e medie imprese mediante la riduzione dei costi amministrativi di partecipazione alle gare (in Italia c’è chi ipotizza l’abolizione della c.d. tassa sulle gare da versare all’ANAC e/o l’eliminazione della c.d. cauzione provvisoria);
  3. l’incentivazione alla suddivisione degli appalti in lotti (input peraltro già recepito dal legislatore nazionale);
  4. la previsione, in riferimento ai requisiti di fatturato, di una regola che imponga alle stazioni appaltanti di non introdurre nei bandi soglie minime di fatturato sproporzionate rispetto al valore del contratto (al massimo si potrà richiedere un fatturato doppio rispetto all’importo posto a base di gara);
  5. la riduzione dei tempi minimi per la presentazione delle offerte da parte delle imprese (nel caso di procedura aperta il tempo minimo per la presentazione delle offerte passerà da 52 a 35 giorni, in caso di procedura ristretta da 37 a 30 giorni);
  6. l’obbligo, entro un periodo di transizione di 30 mesi, di stabilire la comunicazione integralmente elettronica tra la P. A. e le imprese in tutte le fasi della procedura, compresa la trasmissione di richieste di partecipazione e, in particolare, la presentazione delle offerte (iter, invero, già in gran parte avviato dal legislatore nazionale);
  7. l’introduzione di nuove procedure di affidamento che aumentino le possibilità di negoziazione tra la P.A. e le imprese in corso di gara, come ad esempio i “partenariati per l’innovazione”, che consentiranno alle stazioni appaltanti di indire bandi di gara per risolvere un problema specifico, lasciando spazio al dialogo con l’offerente per trovare insieme soluzioni innovative;
  8. l’ampliamento delle possibilità di ricorso alla trattativa privata (procedura negoziata senza previa pubblicazione di bando di gara) da parte delle stazioni appaltanti;
  9. la possibilità per gli Stati membri di prevedere il pagamento dei subappaltatori per le prestazioni affidate direttamente dalle stazioni appaltanti, consentendo ai subappaltatori di proteggersi efficacemente dal rischio di mancato pagamento (opzione già operativa nel nostro ordinamento);
  10. l’introduzione, in materia di subappalto, di disposizioni più severe sulle “offerte anormalmente basse”;
  11. la preferenza, per quanto riguarda i criteri di aggiudicazione nell’assegnazione degli appalti, del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (MEAT).

In ragione di ciò, risulta oltremodo palese come, prima di poter affrontare scientemente qualsivoglia tematica avente risvolti pratici e puntuali, occorrerà in questa sede fare il punto della situazione sui lavori parlamentari prodromici al recepimento delle direttive in analisi ed alla conseguente entrata in vigore del nuovo “Codice dei contratti e delle concessioni pubbliche”.

Lo scorso 29 agosto 2014, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente e dell’ex Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha, infatti, approvato un disegno di legge delega al Governo per l’attuazione delle direttive de quibus mediante la compilazione di un “Codice dei contratti e delle concessioni pubbliche”.

Detto disegno di legge, presentato in Senato il 18 novembre 2014, è stato assegnato, in sede referente, il 4 dicembre 2014, all’8a Commissione permanente “Lavori pubblici, comunicazioni”, che ha iniziato ad esaminarlo in data 7 gennaio 2015; da ultimo si segnala come, in data 8 aprile 2015, la Commissione abbia adottato, su proposta dei relatori Senatori Espostito e Pagnoncelli, un nuovo testo base del DDL.

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